Comitato di Cittadini per il Bene Collettivo Sicilia

società della consapevolezza

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Rifondare Palermo in chiave ecologica

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RIFONDARE PALERMO sembra ormai indispensabile. Occorre un ripensamento generale su ciò che determina il modo in cui abitiamo questa città. Tra le questioni primarie c' è quella ecologica.

L' attenzione cioè alle relazioni tra i nostri comportamenti e il territorio e l' ambiente che ci circondano, nel riconoscimento di una assoluta interdipendenza. «Prendere possesso» e trasformare un territorio per le nostre necessità abitative non può significare deteriorarlo fino a un totale annichilimento. Abitare è creare la giusta relazione con lo spazio circostante per trarne il maggiore vantaggio abitativo. Ma che vantaggio è se l' aria diventa irrespirabile e dannosa per la salute? Se tutto è sporco, malsano, brutto, se il territorio e la natura si deteriorano, se il paesaggio perde i suoi connotati? Se, in definitiva, non possiamo vivere bene? La questione ecologica è dunque essenziale, soprattutto quando si comincia a re-immaginare la città. Ma cosa può fare di Palermo una città eco-logica? Certo non è sufficiente stilare relazioni di impatto ambientale a garanzia di nuovi interventi. O realizzare - per giunta male - qualche pista ciclabile. O proporre campagne di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata che non trovano poi un riscontro nell' operato delle amministrazioni. Ogni città è un sistema integrato, costituito da parti strettamente interconnesse e dipendenti dall' insieme, facente parte a sua volta di territori e ambienti sempre più grandi. Anche noi cittadini rientriamo in questa rete di connessioni. I nostri comportamenti hanno conseguenze su tutto e, di converso, il nostro benessere personale dipende fortemente da quanto accade attorno a noi. Dobbiamo pertanto assumere nuovi atteggiamenti. Un modo potrebbe essere, per esempio, osservare gli ecosistemi in natura, come consiglia lo scienziato Fritjof Capra, per adottare i loro modelli organizzativi che da sempre garantiscono sopravvivenza ed efficienza a queste vere e proprie «comunità». Uno è la autosufficienza, un modello che può rendere indipendente una città relativamente alle risorse di cui ha bisogno, riducendo i consumi, rinnovando piuttosto che esaurendo, producendo anche a favore di terzi. E di esempi ne abbiamo tanti come le Transition Towns inglesi, Friburgo, Siviglia, la cittadina austriaca Güssing o le italiane Siena, Arezzo. Palermo ha tre grandi risorse: il mare, il sole, il vento. Il primo, oltre a costituire energia meccanica trasformabile, potrebbe essere, attraverso processi di desalinizzazione, fonte inesauribile di acqua dolce. L' energia dell' intenso sole siciliano, raccolta e trasformata da impianti a pannelli solari e fotovoltaici, potrebbe abbattere sensibilmente l' inquinamento prodotto dagli edifici della città per l' elettricità, la produzione di acqua calda, il raffreddamento e il riscaldamento (si stima che il 41 per cento dell' energia è consumata dall' edilizia). In questo modello di autosufficienza rientra anche l' integrazione e la protezione a oltranza della natura residua circostante la città:i monti Pellegrino, Gallo, Cuccio, i frammenti residui della Conca d' oro, campi e orti sopravvissuti, i parchi ai limiti della città come la Favorita. Parti del territorio che, oltre a essere luoghi di natura prossimi alla città, servono per mantenere in equilibrio il nostro ecosistema, controbilanciare gli inquinamenti inevitabili, consentire una produzione agricola, magari biologica, «sotto casa». Non più, quindi, territorio di conquista per ulteriori speculazioni (attenzione ai 7.200 alloggi di edilizia economica e popolare approvati che invadono anche il verde agricolo). Continuando su questa linea è necessario investire anche sul verde all' interno della città. Non solo con regolamenti (vedi il recente Regolamento del verde pubblico e privato) o Uffici del Verde che preservano quello che esiste, ma con una politica che ne prevede un sensibile aumento. Con la piantumazione, per esempio, di alberi e siepi in tutte le strade, la conversione di aree dismesse o residue in micro giardini, la creazione di aiuole, la collocazione di piante, anche negli spazi privati, balconi, facciate. Palermo va ripensata anche in rapporto a ciò che giornalmente utilizza, scarta, getta, può ancora riutilizzare, deve invece smaltire. Anche perché tutto questo genera forma, spazio e design urbano. E qui di strada ce ne è tanta da fare sia per quanto riguarda le aziende municipalizzate (vedi vicenda Amia di questi giorni) che le attività di privati che devono essere sempre di più incoraggiate. Occorre ancora ripensare la città in termini di una viabilità e mobilità che scoraggia l' utilizzo del mezzo proprio inquinante e promuove i mezzi collettivi o privati a bassa o zero emissione: veicoli elettrici o a altri carburanti alternativi, biciclette, il camminare a piedi. Pedonalizzando, studiando una intelligente viabilità per gli autoveicoli, creando opportuni parcheggi, non però a discapito di spazi urbani necessari per altro (vedi parcheggio per piazza Unità di Italia). In una visione sempre organica di Palermo e delle esigenze di tutte le categorie di cittadini che difficilmente rinunceranno a qualcosa se non viene fatto intravedere loro una effettiva convenienza. E poi servono asfalti ecologici, sistemi di recupero di acque piovane, modi per limitare il packaging (imballaggi), riutilizzare materiali, costruire pensando alla condivisione di mezzi, spazi, oggetti di uso quotidiano. E ancora ecotasse, incentivi, politiche di rinnovo, adeguamento. In ultimo la città va riprogettata in termini di sensibilizzazione e formazione di cittadini che devono trovare nel senso della polis e nella consapevolezza di essere uno con essa le ragioni e la convenienza per non sporcarla, inquinarla, per non fare sprechi, per prendersi cura dei beni condivisi. E anche in termini di partecipazione in quanto poter esprimere la propria esigenza di spazio, e non subirlo perché imposto, specialmente quando è scadente, favorisce il rispetto per il proprio territorio e di tutto ciò a esso collegato.
FABIO ALFANO

su Repubblica PALERMO — 14 marzo 2009