Comitato di Cittadini per il Bene Collettivo Sicilia

società della consapevolezza

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PALERMO QUALE BENE COMUNE

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C' è tanta strada da percorrere affinché si inverta definitivamente la tendenza che, dal Dopoguerra a oggi, fa di Palermo un "bene" disponibile per facili arricchimenti privati - apice di ciò la spietata speculazione edilizia degli anni Cinquanta e Sessanta - e si riaffermi una coscienza del bene comune

Ma questo cambiamento è certamente possibile, nonostante l' azione contraria di governanti e amministratori nazionali e locali (vedi piano casa), in quanto fortemente voluto da un numero sempre crescente di cittadini che si organizzano in gruppi, comitati, associazioni.
Palermo quale be
ne "in comune". Un insieme di spazi, edifici, risorse condivise a vantaggio di tutti. Un sistema urbano che risponda ai bisogni abitativi primari e alle varie esigenze sociali, economiche, estetiche, culturali di chi lo abita. Una civitas che genera qualità della vita. Palermo oggi purtroppo non è questa. La maggior parte degli edifici, strade, piazze, quartieri dice: «terra di nessuno» (abbandono, degrado, disinteresse)o «per il mio mero tornaconto personale» (speculazioni, abusi, interesse privato) e certamente non produce benessere. Quasi tutto è infatti frutto di una mentalità che, nel macro come nel micro, considera lo spazio pubblico qualcosa che non haa che fare con il nostro vissuto,e quindi da sporcare, imbrattare, rubare, distruggere. Siamo tutti figli, ci piaccia o no, di questo modo deleterio di pensare, cittadini e amministratori, sia che si operi nel pubblico (definizione di piani, indici, destinazioni, progetti, assegnazione di aree) sia che si ridipinga il prospetto del proprio condominio macchiando marciapiede e strada sottostanti in quanto la nostra proprietà termina qualche centimetro più in qua. Non sappiamo e non capiamo cosa significhi ragionare in termini di bene comune, utilizzare al meglio ciò che si possiede insieme per il vantaggio di tutti. Non ci indigniamo, quindi, se una discutibile mega "casa di Babbo Natale" durante le festività invade per scopi privati l' indispensabile piazza Politeama fingendosi "dono" per la collettività, se un intero palazzetto dello sport viene abbandonato per uno squarcio nel tetto, se si realizzano simil-piste ciclabili in modo pessimo e sconquassando tutto quanto intornoa esse, se al Foro Italico vengono devastate, non appena installate, costose sculture in ceramica, se si consegnano a privati importanti aree della città non certo per il suo bene, se ogni progetto serio rimane una promessa e se quel poco che si fa il più delle volte è realizzato senza criterio, competenza e qualità. Non gridiamo allo scandalo se una legge vuole autorizzare e promuovere un aumento folle e indiscriminato dell' edificato in luoghi dove l' unica cosa sensata da fare sarebbe demolire il più possibile piuttosto che costruire. La qualità di una città è certamente la qualità degli spazi domestici, ma anche la qualità di strade, marciapiedi, piazze, giardini, edifici pubblici, statue, alberi, aiuole, dell' acqua che arriva nei rubinetti, dell' aria che si respira, di tutto ciò che costituisce il fondamento dello stare insieme. Vivere in una collettività non può prescindere da attenzione e cura nei confronti di ciò che è patrimonio condiviso. Occorre pertanto che tutti se ne prendano carico con la stessa attenzione con cui ci si dedica alle proprietà personali: tenendo pulito e in buon ordine, mantenendo, ristrutturando, modificando, adeguando, gestendo bene le risorse economiche a disposizione, rendendo produttivo. La maggior parte dei palermitani, invece, sfiduciata da un "esterno" che da sempre la vessa e mai la garantisce, avendo perso qualsiasi senso "civico" e speranza nelle istituzioni, si rifugia nella propria casa (che ingrandisce continuamente, autorizzato o no) facendola coincidere con il mondo intero, alienando da sé tutto ciò che ne oltrepassa la soglia. Illudendosi che ciò sia sufficiente per vivere bene. Ma la casa certamente non è tutto, e inoltre gli altri cittadini condizionano pesantemente la nostra vita con le loro scelte. Occorre quindi necessariamente invertire la tendenza, aprire gli occhi, essere realisti, comprendere che questo stato di cose, «ognuno nel proprio orticello», rende impossibile ciò che molti palermitani auspicano, il cambiamento anche fisico della città, e porta verso una inevitabile implosione. E la sporcizia e l' inquinamento oltre misura, il crollo di edifici, l' invivibilità di alcuni quartieri periferici, ospedali e scuole che non funzionano, l' inidoneità e l' insufficienza allarmante dei sistemi di raccolta e smaltimento rifiuti, la caoticità del traffico, un brutto diffuso e insopportabile sono cose talmente evidenti che non c' è dubbio su questa esigenza. Occorre sviluppare e applicare subito modelli nuovi. Anzitutto di pensiero. Una città quale bene comune richiede una visione "nuova", quella che gran parte del pensiero contemporaneo (ecologico, sistemico, olistico, organicistico) promuove: viviamo in una tale stretta interdipendenza tra persone, cose, spazi, ambiente, risorse, a più livelli, che risulta inconcepibile qualsiasi idea di separazione in tutti i sistemi a cui apparteniamo, e tra questi la città. Il nostro benessere personale, la nostra sopravvivenza è fortemente legata al benessere del territorio dove abitiamo, agli altri cittadini. In definitiva la città nel suo complesso non è altro da noi. E poi occorre responsabilità e azione, partecipazione da parte di tutti, regole da rispettare e da far rispettare, competenza, propositività. Affinché avvenga un' efficace trasformazione urbanistico-architettonica di Palermo è necessario questo cambiamento, certamente etico ma dalle fortissime implicazioni sul nuovo disegno della città. Termini quali unitarietà, organicità, relazione, parte-tutto, diversità, comunità, responsabilità, partecipazione sono gli stessi su cui si fondano le più interessanti ricerche internazionali (nuovo organicismo, urbanistica integrale, architettura sostenibile, per dirne alcune) sullo spazio urbano contemporaneo. Questo fa sì che Palermo, se decide di cambiare, come qualche sua parte sta già facendo, sia un campo fertile per applicare modelli innovativi di trasformazione e sperimentare, quindi modi nuovi di abitare. Ciò non solo può fare di Palermo una città sufficientemente vivibile ma, in un futuro non troppo lontano, la può rendere un modello positivo per altre comunità nel mondo.
FABIO ALFANO

su Repubblica PALERMO del  04 aprile 2009   con il titolo "Il culto della casa nella città che si è abituata al brutto"