Comitato di Cittadini per il Bene Collettivo Sicilia

società della consapevolezza

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La grande battaglia dei professionisti per il bene collettivo

Repubblica PALERMO — 14 dicembre 2008

Hanno un unico scopo: rilanciare il bene collettivo. Così Fabio e Marco Alfano hanno fondato un comitato cittadino che nei suoi primi mesi di vita ha già affrontato battaglie impegnative.
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Denunciamo pessima realizzazione nuove piste ciclabili

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Abbiamo verificato la pessima qualità realizzativa delle piste ciclabili in cantiere a Palermo (via Giusti, piazza Unità di Italia, via D'Annunzio, via Autonomia Siciliana, ecc.). Abbiamo fatto già alcune denunce.

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IL BRUTTO SOSTENIBILE CHE DISTRUGGE PALERMO

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Forse i tempi cominciano ad essere maturi per lanciare sos da più luoghi di Italia riguardo al degrado del territorio in cui siamo costretti a vivere, ed essere anche ascoltati. Molte infatti le denunce in corso, le iniziative a vari livelli, anche il dibattito su questo giornale, e ciò fa sì che almeno se ne parli. Anche Palermo allora vuole dibattere sia per risolvere i problemi di casa propria, sia per fare da utile specchio alle altre città. Perché a Palermo, e in generale nell’isola, tutto è estremo e quindi evidente: o troppo bello o troppo brutto, e per ora si è nel brutto non più ‘sostenibile’.

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IL POSTEGGIO SBAGLIATO PARADIGMA DELLA CITTA'

Ma che città è Palermo se, invece di qualificare uno dei suoi 'vuoti' più importanti con un concorso di progettazione che lo renda fulcro di una più ampia rigenerazione urbana, lo consegna formalmente ad un privato che, nonostante tutte le sue buone intenzioni, non può che perseguire il proprio interesse? Che cittadini sono i palermitani se consentono che questa già tanto deturpata città perda una così rilevante occasione lasciando ancora una volta dietro la porta la qualità propria dell'architettura ?

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PALERMO O IL MALESSERE DELL'ABITARE

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Non c’è atto della nostra vita, dalla nascita alla morte, che non sia compiuto all’interno di spazi, artificiali o naturali che siano. Non c’è attività della nostra esistenza che non sia condizionata dalla qualità di questi luoghi. Allora perché siamo ancora così fortemente ignari della stretta relazione che lega noi alle cose che ci circondano e continuiamo inconsapevolmente a subirne tutte le conseguenze? E probabilmente ci illudiamo pure di ‘abitare’, nel senso più originario del termine, di espletare al meglio l’atto fondamentale dell’essere al mondo pensando di organizzarlo per il migliore vantaggio nostro e altrui.
Ovviamente così non è, e la poca qualità della vita che spesso lamentiamo lo rivela. Non abitiamo quindi, viviamo semmai ai limiti del possibile. Alcune nostre esigenze trovano certamente risposta: un riparo dove dormire, nutrirsi, incontrare gli altri (le nostre case), luoghi dove svolgere il nostro lavoro o trascorrere il tempo libero, percorsi su cui muoverci. Ma con quale qualità? Quale condizione psico-fisica, tensione emotiva, coinvolgimento della nostra anima? Abitare, e l’esperienza più che tanta letteratura lo insegna, non è semplicemente stare in uno spazio, indifferenti totalmente a come esso sia fatto. Abitare è creare relazioni significative tra noi e le cose fuori di noi. Il vero abitare è la qualità della nostra esperienza. E’, richiamando l’ancora oggi attuale pensiero fenomenologico esistenzialista, “prendere misura di se stessi” nello spazio e nel tempo presente. E questo tempo chiede di far abitare molteplici parti di noi, anche se non ce ne rendiamo ancora conto.

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LA RIVOLUZIONE DEL BELLO PARTENDO DAI CITTADINI

 

Il tema della bellezza torna oggi alla ribalta, protagonista indiscusso, per esempio, dei testi e incontri alla fiera del libro di Torino, di una grande mostra a Mantova - "La forza del bello" - che, con l'arte greca in Italia rievoca la visione di una civiltà in cui estetica ed etica sono un tutt'uno. Allo stesso tempo assistiamo ora ad una progressiva e continua denuncia sul molteplice brutto che ci circonda, e non solo fisicamente. Anche qui, articoli, siti, convegni sul territorio e i suoi scempi, denunce di eco mostri, abusi, opere incomplete (esempio durante il recente Città e territorio Festival di Ferrara), e poi: Comitati per la bellezza, un nuovo Codice del paesaggio (dell'ex ministro Rutelli), le Storie della bellezza e della bruttezza di Umberto Eco, la proposta del ministro Bondi di una legge contro la brutta architettura nelle città. Perché si parla tanto di architettura, in positivo o negativo, per incentivarla laddove manca, per farne ancora marketing laddove è in uso, per criticarne alcuni aspetti (archistars, architettura senza l'uomo, vedi il libro "Contro l'architettura" di La Cecla) o addirittura per pensare, ingenuamente, di demolirla (Ara Pacis a Roma)? Perché si viaggia per centinaia di chilometri e ci si sottopone a code interminabili per ammirare una scultura (il Satiro di Mazzara), un quadro (L'ultima cena di Leonardo), una mostra, o gli edifici che li contengono. Perché un'architettura cambia il senso e il valore di una città (Museo Guggenheim a Bilbao)? Perché tutto questo avviene, anche e soprattutto, in Italia, paese del bello (dimenticato) e dunque anche a Palermo? Cerchiamo di stabilire cosa è questo “bello” di nuovo invocato.

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RIDISEGNARE LA CITTA’ ANTICA NEL SEGNO DELLA QUALITA’

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Quale contemporaneità si prefigura per il centro storico? Si, abbiamo ancora crolli, problemi di sopravvivenza (i senza casa), bisogni primari da risolvere definitivamente, ma non possiamo certo perdere l’occasione dell’aggiornamento e revisione del piano particolareggiato uscente e della scelta, in atto, di chi dovrà indirizzarlo su tutti i fronti. E dobbiamo porci alcune domande. Anzitutto: quale visione attuale abbiamo per questo tessuto storico dalle grandi potenzialità urbane, qualità rare in una città la cui ‘modernità’ è stata ed è un vero disastro? Perché una certezza ci deve essere data: quella che si stiano creando le giuste premesse per rendere realmente ‘attuale’ una porzione di città fondamentale per la contemporaneità della intera Palermo.

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L'ESTETICA DI PALERMO

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Non è certamente un caso che la parola estetica contenga la parola etica: gli ambiti infatti a cui i due termini si riferiscono sono in stretta relazione. Dove c’è estetica c’è anche etica e viceversa, non è possibile il contrario. Questo, oltre ad essere un tema centrale della filosofia, dell’arte, trova una delle sue tante applicazioni, nella relazione spazi abitativi e abitanti. A certi modi di pensare, convincimenti, comportamenti corrispondono determinati spazi, case, città, territori. Schemi di pensiero consapevole, creativo, innovativo, sono il presupposto per spazi nuovi, funzionali, con qualità estetiche; schemi limitanti, di non conoscenza creano staticità, degrado, distruzione. Palermo ovviamente non sfugge alla regola, come ogni altra città del mondo: la sua fisicità riflette pienamente l’etica dei suoi abitanti (governanti e governati). Uno specchio della storia passata e recente ma soprattutto dell’ora.

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