Comitato di Cittadini per il Bene Collettivo Sicilia

società della consapevolezza

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APPELLO PIANO-CASA

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Modifiche per evitare un ulteriore massacro del territorio

Poiché il piano-casa da azione propagandistica elettorale tende a diventare sempre più pericolosa realtà è necessario intervenire, anche drasticamente, affinché si possano arginare gli effetti negativi di un decreto legge allo stato attuale alquanto irresponsabile.

Avendo chiaro anzitutto che l'Italia non ha alcun bisogno di ampliare le proprie case semmai di renderle più sicure - l'Abruzzo ci insegna - e meno brutte. E ancora, di costruirne di nuove per chi non ne ha. Questa legge non va in nessuna di queste direzioni. Non prevede alcun incremento sensibile delle case esistenti, non ne garantisce la sicurezza, in quanto in materia tutto è lasciato ad una iniziativa personale che controlla se stessa, non tende alla qualificazione del territorio poiché si esprime soltanto in termini quantitativi. In tutte le sue declinazioni nazionali e regionali (almeno per quanto riguarda la Sicilia) il piano-casa indica soltanto metri cubi e metri quadrati in percentuale da poter ampliare rispetto al costruito preesistente. Su 'come' queste quantità possano o debbano essere costruite nessuno accenno se non attenersi alla normativa vigente e la possibilità da parte di Comuni e Sovrintendenze di intervenire, entro 30 giorni dalla ricezione della denuncia di inizio attività, per far rispettare eventuali regolamenti edilizi o normative particolari inerenti ai centri storici. Ma a quale qualità tendiamo, sempre che interessi veramente a qualcuno, se la affidiamo unicamente a codici e regolamenti che per natura non possono garantirla, specialmente se controllati in uno stato di precarietà e di emergenza dagli stessi controllori che, per impossibilità, incapacità o dolo hanno reso il territorio ciò che attualmente è? Non avremo alcun territorio risanato, anzi. Ci vogliono nuove norme, prescrizioni precise già in partenza, obblighi a riferirsi a studi, piani, progetti generali o specifici di intervento (anche a scala del condominio) che assicurino qualità tecnica ed estetica ai singoli ampliamenti ma anche e soprattutto ai sistemi urbani e extraurbani in cui questi vengono realizzati: strade, quartieri, borgate, città, coste. Bisogna prevedere per legge commissioni di bravi architetti, ingegneri, paesaggisti, agrari, geologi, create a proposito, che regolino e controllino severamente queste trasformazioni. Ci vogliono inflessibili punizioni per chi non rispetta le regole. Non è pensabile che gli italiani, da decenni assuefatti a logiche di solo interesse personale, in nome di un vantaggio collettivo, che non riescono nemmeno a immaginare, si autoregolino rispetto alla accattivante occasione prospettata loro: aggiungere ulteriori metri quadrati ad una delle loro massime istituzioni, la propria casa. Chi ci crede? E' molto più verosimile che migliaia di vere o presunte esigenze di espansione, ben giustificate alla propria coscienza, si concretizzino in indiscriminati e incontrollati volumetti senza forma che, invadendo territori extraurbani e anche urbani, laddove verrà consentito loro (in Sicilia per esempio), accresceranno di un bel pò, fino al 35%, il tasso di caoticità, bruttezza, disarmonia, insicurezza, invivibilità del territorio. Peggiorando, ovvio, sensibilmente la qualità della vita di tutti.

Un'altra questione importantissima è che non esiste al momento una sola Italia ma tante, nel senso che lo stato dei territori nazionali non è tutto lo stesso. Le conseguenze, pertanto di questa legge in Sicilia saranno diverse da quelle, per esempio, che si avranno in Piemonte. Il nostro è un territorio massacrato da decenni di speculazioni mafiose e no, da migliaia di abusi sempre sanati, da una assenza di cultura del collettivo, pubblico, civico, del non rispetto dell'ambiente. Una terra dove la quantità di edificato, nelle città, nelle coste, sulle colline è enorme, con cubature lecite e illecite assolutamente sbilanciate rispetto ai suoli su cui insistono, dove non ci sono territori demaniali, riserve naturali, parchi archeologici, fasce di rispetto non valicate dall'interesse personale. Un territorio dove la qualità complessiva di ciò che è stato costruito negli ultimi sessant'anni è a dir poco pessima. Che cosa può sopportare ancora questa terra? Cosa vogliamo ancora infliggerci. Che cosa ci aspettiamo possa avvenire? E poi, fare le nostre case un pò più spaziose a discapito della vivibilità generale delle nostre città è quello che ci conviene di più? Ampliare 'ville' e 'villini' rendendo coste, campagne, colline sempre più simili a ciò da cui scappiamo -densità insopportabili, inquinamento, assenza di natura - è quello che vogliamo veramente?

E' necessario pertanto che questa legge faccia dovute distinzioni tra i territori in relazione al loro stato di trasformazione, al fine di ridurre, sino ad annullarla, la percentuale di possibile nuova edificazione. Tenendo conto soprattutto degli abusi commessi. Non soltanto quelli insanabili per legge ma tutti quelli che hanno pesantemente aumentato le densità dei territori, sottratto spazio alla natura, tolto vedute, modificato irreversibilmente il paesaggio. E questa distinzione dei territori e limitazione drastica della possibilità di costruire non può essere demandata da parte dello stato alle regioni, e da parte delle regioni ai comuni (vedi disegno legge regionale) perché, è chiaro, che ogni passaggio di competenza porta sempre più vicino a interessi e tornaconti locali non più controllabili.

E poi la qualità del territorio deve essere di interesse nazionale. Non possiamo continuare a separare ciò che per sua costituzione fisica è unitario. Il disastro di una parte (comune, regione) ha conseguenze negative su tutti i sistemi a cui appartiene (regione, nazione).

Per tutte queste ragioni chi gestisce questa legge direttamente (legislatori, governanti, amministratori), chi può avere influenza su essa (ordini, università, associazioni, comitati, professionisti, cittadini tutti) farebbe bene ad adoperarsi, ognuno con il proprio ruolo, affinché si scongiuri un disastro annunciato. Un processo pericoloso che non incrementerà neanche momentaneamente l'economia generale in quanto basato su falsi problemi e ambiguità di risoluzioni. Dimostriamo tutti che abbiamo compreso dalla storia recente che la miope logica del tornaconto personale non porta altro che a disastri di cui tutti noi, nessuno escluso, subiamo pesantemente le conseguenze. Proviamo a ragionare finalmente in termini di collettività e di bene comune, di sistemi unitari a cui inscindibilmente apparteniamo che necessitano di visioni responsabili, complessive e lungimiranti. Blocchiamo questo disegno di legge, a livello nazionale e locale, o rendiamolo realmente conveniente per tutti dotandolo di norme precise che garantiscano sul serio una riqualificazione tecnica, estetica, funzionale ed economica del nostro territorio e del suo edificato.

su Repubblica Palermo dell' 8 maggio 2009 con il titolo "Fermiamo il piano casa in nome della bellezza"

PROPOSTE DI MODIFICA PER IL PIANO -CASA

 

1. Il piano -casa, già come legge nazionale, deve imporre alle Regioni (e non lasciare l'iniziativa ai Comuni) una differenzazione (fino ad annullamento) delle percentuali di ampliamento ammesse in funzione delle condizioni dei vari territori esistenti. Questa differenza di percentuale ammessa deve tenere conto degli indici di edificabilità già consentiti, della quantità di costruito esistente, del numero degli abusi commessi.

 

2. Si devono prevedere dei piani di qualificazione, ad opera delle Regioni e dei Comuni, che diano indicazioni, prescrizioni, divieti, da fare rispettare ai privati qualora decidessero di avvalersi della possibilità di ampliamento delle proprie case. Tali piani di qualificazione devono essere redatti da commissioni di professionisti create a proposito (professionisti esterni o distaccati da varie Ordini, Università,...).

I piani devono contenere delle indicazioni sulle demolizioni obbligatorie per i territori più deturpati.

 

3. I comuni si devono dotare anche di nuovi 'codici di intervento' che diano indicazioni o prescrizioni,  zona per zona, su 'come' (forma, materiali, colori, tecniche,...) il privato può attuare il proprio ampliamento. Questi codici devono essere redatti da commissioni di professionisti create a proposito.

 

4. Qualsiasi ipotesi di ampliamento deve prevedere un progetto, a firma anche di un architetto, che deve essere valutato dalle commissioni.

 

5. Per quanto riguarda l'applicazione della legge in aree urbane, gli ampliamenti delle singole unità immobiliari afferenti, per esempio, a condomini  devono riferirsi ad un progetto generale approvato dalla maggioranza dei proprietari del condominio.

 

6. Occorre prevedere rigidi controlli dopo le realizzazioni e sanzioni severe per chi non rispetta le norme previste.